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A scuola di vita
dal Maestro Franco Cerri

Quelle che seguono sono le parole di un artista di novantuno anni che avrebbe potuto descrivermi esperienze di spessore avendo suonato con i più grandi musicisti del ‘900. L’unica cosa che mi rimane da condividere con i lettori è la seguente citazione, una lezione di vita di inestimabile valore, tratta da una piccola conversazione, attraverso il quale ho avuto l’onore e il privilegio di ascoltare e poterle descrivere sulla mia tesi.

"Caro Stefano, iniziai a suonare la chitarra a diciassette anni, apparentemente tardi rispetto agli altri. Prima di questo percorso, ho fatto tante cose, tanti lavori diversi, perché i tempi erano difficili e mancavano possibilità economiche per studiare. Quando mio padre mi regalò la prima chitarra mi disse anche che dovevo arrangiarmi e accontentarmi, perché non c’erano soldi per un maestro privato.

Oltre ciò, sono dispiaciuto perché sono in difficoltà. In passato ci sono stati tanti momenti in cui parlavo e raccontavo i miei aneddoti. Adesso ho novantuno anni e stento ad andare avanti.

Non voglio mostrarmi al mondo come un bullo che si rifiuta di fare un’intervista; la cosa che mi far star male è di non essere più quello che ero prima. Vorrei fare le mie uscite goliardiche alla solita maniera, come è sempre accaduto nella mia vita, grazie al quale sono riuscito a fare tante cose.

È da tempo ormai che non ricordo più nulla di ciò che ho fatto nella mia vita. Anche con la chitarra ho seri problemi. Non suono più come prima. Infatti, vengo a scuola ogni giorno solo come immagine, per dare una mano, e quasi per sopravvivenza, perché la musica è l’unica che mi tiene ancora in vita. Nonostante tutto, c’è ancora qualcosa di positivo. D’altra parte sono ancora vivo, cammino, e speriamo che duri ancora un po’.

Per il resto, il mondo ha il permesso di scrivere quello che vuole, anche che sono un coglione o un vecchio rimbambito se serve, però gli chiedo perdono. Mi dicono di aver suonato con i più grandi musicisti del ‘900, sia di jazz che non.

“Mi dicono” perché ormai della mia vita non ricordo più nulla, ogni giorno è una sfida, e sono sempre gli altri a rammentarmi quanto fatto; a volte mi capita anche di leggere il mio nome su qualche rivista o pagina di giornale, ma la verità è che non ho più una memoria che richiami alle facce di quegli artisti o qualche aneddoto particolare.

E questa è la cosa brutta della vita, che del resto è una cazzata, perché vivi pienamente i tuoi attimi fino al raggiungimento del punto d’arrivo, in cui il cervello si spegne man mano e dove tutto il passato vissuto non ha mai avuto senso e ragione di esistere. Ciò però riguarda se stessi, perché per gli altri  rimarrai  sempre un mito probabilmente o una persona di riferimento.

Sfortunatamente, questo è il percorso di ognuno di noi”.

Grazie Maestro

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